Il Primitivo, un omaggio a Matera

Il Primitivo, un omaggio a Matera

È la prima città del Sud ad essere scelta come Capitale Europea della Cultura: Matera, piccolo grande gioiello del nostro Paese, rappresenta il riscatto di tutto il Meridione d’Italia.

Una città che con l’architettura irripetibile dei Sassi di Matera racconta la sorprendente capacità dell’uomo di adattarsi al contesto naturale. Una pagina straordinaria scritta dall’uomo attraverso i millenni, che scandiscono una storia lunghissima.

Millenaria è anche la storia vitivinicola legata a questo territorio, da cui nasce un rinomato vino DOC denominato proprio “Matera”.

Bisogna risalire all’età del Bronzo per trovare i primi insediamenti che attestano la presenza della viticoltura in quest’area. Le testimonianze ci giungono dall’archeologia, un campo di studi affascinante e misterioso, che recupera un passato lontano, riproponendolo agli occhi contemporanei.

Dalle necropoli, i corredi funebri - che accompagnano l’uomo nel suo cammino verso la morte, contraltare di un’altra vita - confermano la coltivazione della vite già in epoche molto remote. Il vasellame rinvenuto, infatti, presenta figurazioni che riproducono l’alberello con speroni corti, tipica forma di coltivazione utilizzata nel periodo della Magna Grecia.

Documento ancora più importante è costituito dalle Tavole di Heraclea, risalenti al VII sec. a.C e conservate presso il museo di Metaponto, che rappresentano la prima mappa catastale che riporta la disposizione dei campi coltivati a vite nelle terre di pertinenza del tempio di Atena ad Eraclea (l’odierna Policoro).

Al 1200 risalgono i primi documenti relativi alla vendita di vigne. Nel 1887 si tiene la prima mostra enologica lucana e in questa occasione l’archeologo materano Domenico Ridola fu premiato con una menzione onorevole per un vino color rosso ciliegia, dall’odore fragrante, con sapore squisito da dessert con 15,60% di alcool, chiamato San Bardo. Il vino, di cui si conserva ancora l’etichetta datata 1885 nel Museo Archeologico Nazionale di Matera, era prodotto con uve del vitigno Primitivo.

Quanto alla denominazione di “primitivo”, il merito è di don Francesco Filippo Indellicati (1767-1831), prelato di Gioia del Colle, che osservò la qualità particolarmente gustosa di quest’uva,  chiamandola “primaticcio” per la sua caratteristica di maturazione precoce.