Il Nero di Troia, il vitigno importato dagli antichi greci

Il Nero di Troia, il vitigno importato dagli antichi greci

Il nome lascia immaginare una sua provenienza dalla città di Troia, città pugliese, in provincia di Foggia, dalla storia millenaria.

Si tratta dell’Uva di Troia: vitigno coltivato lungo la zona litoranea pugliese della provincia di Barletta, Andria, Trani e nella parte settentrionale della provincia di Bari.

Il suo habitat ideale è nei pressi di Castel del Monte, considerato universalmente un geniale esempio di architettura medievale, un luogo da vivere nei suoi mille misteri e da visitare almeno una volta nella vita.

L'uva di Troia è un vitigno a bacca nera autoctono pugliese. Le sue origini non sono certe, mentre di certo esiste un legame con la città di Troia.

Prende anche il nome di "Nero di Troia" data la sua alta carica polifenolica che conferisce un colore rubino intenso che, a volte, può sembrare "nero".

Racconti e antiche leggende dal carattere suggestivo avvolgono le origini di questo vitigno.

Si racconta che fu Diomede - figlio di Tideo, re di Argo -  a sbarcare sulle rive del Gargano, portando con sé dei tralci di vite. Anche Federico II di Svevia amava degustare il “corposo vino di Troia” e i marchesi D'Avalos - che nel 1533 si impadronirono della città di Troia - apprezzarono la qualità dei terreni e incrementarono notevolmente le coltivazioni di quest'uva.

Tuttavia, una serie di carestie ed una notevole richiesta di olio, spinsero i contadini a ridurre drasticamente le coltivazioni di questa vite, sostituendole soprattutto con uliveti. Al contrario, il vitigno ebbe una larghissima diffusione verso sud, precisamente nella provincia di Barletta, Andria, Trani.

A causa di questa diffusione, l'Uva di Troia è detta anche Vitigno di Barletta, Uva di Barletta, Tranese, Uva della Marina.

Il vino presenta un bel colore rosso rubino con riflessi violacei, austero, al palato è caldo, fruttato, speziato, di corpo.

Ne esistono almeno due differenti biotipi: uno con grappolo ed acini più grandi, l'altro più piccoli. Quest'ultimo è noto in zona come "Carmosina" ed è quello che ha le caratteristiche enologiche più promettenti.