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I Week End

A Stromboli, le Piparelle e la Sciara di fuoco

A Stromboli, le Piparelle e la Sciara di fuoco

Testo e foto di Teobaldo Fortunato

I viaggi, qualunque destinazione abbiano, riservano sorprese fatte di paesaggi, sapori e profumi che ritornano ogni qualvolta ripensiamo ai luoghi visitati. In Sicilia, “Di qua dal Faro”, parafrasando il titolo del celebre romanzo del messinese Vincenzo Consolo, i percorsi alla ricerca di itinerari enogastronomici di tradizione millenaria sono molteplici. Giunti di buon’ora a Messina, lasciandoci alle spalle Scilla e Cariddi, non possiamo proseguire senza aver deliziato il palato con la “cassata”, regina indiscussa della pasticceria sicula. Nella rinnovata Pasticceria Irrera, la “cassata” è un tripudio per la vista, l’olfatto ed il gusto: pan di Spagna, ricotta di pecora con pezzetti di cioccolato e copertura di pasta di mandorle con un bicchiere di passito di Pantelleria; solo all’apparenza un dolce semplice da preparare; richiede invece una maestria ed un’abilità soprattutto per renderlo unico nelle decorazioni di cui è adornato, come sottolinea Gabriele De Gaetano che ne ha preparate tantissime, quale talentuoso pasticciere isolano.

Per i golosi irriducibili, la “pignolata” è uno dei dolci messinesi più noti: riccioli di bignè cotti al forno o fritti, in glassa di cioccolato e limone. I tocchetti di impasto, detti “pigne” formano una montagnola direttamente nel piatto, pronti per essere divorati. Lasciata Messina, basta deviare dalla strada provinciale per coniugare paesaggio, arte, architettura e sapori. La prima tappa è a Roccavaldina, sede del Museo-Farmacia del 1628 dove si conserva una splendida raccolta di ceramiche a forma di “albarelli”, brocche, anforette seicentesche ed un vaso firmato da Patanazzi, famoso artista urbinate.

Una sosta ulteriore, scendendo verso il mare è a Torregrotta, per degustare, nelle cantine di Mimmo Paone, il blasonato vino Mamertino, tanto apprezzato da Cesare e Marziale. Nel piccolo centro, vi è un’ottima produzione di Mamertino, dal colore rubino, lievemente fruttato. Lungo la costa, tra borghi marinari e spiagge bianche, a dominare è Milazzo, uno dei borghi più belli d’Italia ricca di storia, dalla sua fondazione greca fino alla battaglia di Garibaldi contro i Borbone.

Dal porto, tra le tante destinazioni, ci si imbarca verso le Eolie; raggiungiamo Stromboli, l’isola di fuoco, dove esplose la passione tra Rossellini ed Ingrid Bergman, quando nell’aprile del 1948 arrivarono su un barcone per girare il film, “Stromboli Terra di Dio”. Oltre la sabbia nera, lambita dalle acque cristalline, sono i colori forti della vegetazione che colpiscono: limoni, fichi d’india e bouganvillae. Tuttavia, è la malia dei tramonti, rossi come la “Sciara del fuoco” eruttata dal vulcano ad ogni ora, che rapisce l’anima; rimane impressa, al pari dell’odore intenso dei gelsomini che di notte, nei vicoli bui, inebriano il turista, perso per sempre. A rianimarlo è la freschezza dell’insalata di arance, limoni e pesce spada al profumo di capperi, nei piccoli ristoranti sul mare; il pesce a Stromboli come in tutte le isole Eolie è il protagonista assoluto! Imperdibile la colazione mattutina al bar ristorante “Il Canneto”, fatta di granita al limone e brioche. Il locale, è uno dei luoghi cult isolani, dove Giorgio Napolitano amava gustare i famosi “involtini di maccheroni presidenziali con acciughe alla milanese”. Stromboli, per il Presidente della Repubblica è stato “lo scoglio delle sue vacanze fino al 2012”.

Assolutamente da portare con sé al ritorno sulla terraferma, dopo un weekend di totale relax e bagni di sole e di mare, le “piparelle messinesi”, dall’inconfondibile profumo di mandorle, preparate secondo la ricetta del pasticciere di Milazzo, Gabriele De Gaetano; ce ne ha svelato la sua personale ricetta che si discosta poco da quella tradizionale per la maggiore semplicità di ingredienti e di esecuzione. Difatti, nella ricetta originaria delle “piparelle”, è prevista una doppia cottura da realizzare in due giorni. Il nostro giovane pastry chef l’ha resa più basica, in modo da evidenziare il connubio tra le mandorle triturate e l’impasto. Il risultato ottenuto si sposa molto bene con la malvasia, per il suo sapore pulito. È preferibile mordicchiare le “piparelle”, sorseggiando un bicchiere di “Malvasia delle Lipari” delle “Cantine Paone” di Torregrotta per rievocare atmosfere e tramonti unici, irripetibili con i boati sordi del vulcano sotto i piedi.

Al mattino, la passeggiata isolana prosegue fino alla piazzetta per poi discendere verso le spiagge dai granelli più scuri delle notti stellate. Prima del calar del sole, ogni giorno, senza sosta ripartono i traghetti e gli aliscafi che tornano a Milazzo o si dirigono verso Napoli, lasciando dietro di sé, la scia dei flutti fino a che l’isola di fuoco diventa un impercettibile punto, lontano ed oscuro, illuminato solo dai baluginii della notte.

 

Le piparelle

Ingredienti

  • 250 g di mandorle
  • 300 g di zucchero
  • 200 g di miele millefiori
  • 150 g di strutto
  • 15 g di bicarbonato
  • 10 g di ammoniaca
  • 225 ml di latte
  • 1 kg di farina 00
  • Scorza grattugiata di una arancia
  • Vaniglia
  • Acqua
  • 1 uovo per spennellare

Procedimento

Tostate le mandorle in forno a 130 gradi per 15 minuti. Una volta fredde spaccatele leggermente con l’aiuto di un matterello. Unite tutti gli ingredienti ad eccezione dell’uovo e del latte. Mescolate per ½ minuto e completate l’impasto che deve risultare una pasta liscia ed omogenea che potrete lavorare facilmente.

Impastate su di una spianatoia la farina setacciata con lo zucchero, lo strutto tagliato a pezzetti, il miele, gli aromi, il cucchiaio di scorza d’arancia grattugiata, il bicarbonato e l’ammoniaca, aggiungendo, nel caso in cui l’impasto dovesse risultare alquanto duro e secco, un po’ d’acqua a filo. Aggiungete, infine, il latte.

Una volta completato l’impasto date forma a dei filoncini allungati e larghi 5 centimetri, disponeteli su di una teglia rivestita con carte da forno e spennellateli con l’uovo sbattuto.

Cuoceteli in forno preriscaldato a 170 gradi fino a doratura, circa 20-30 minuti. Una volta cotti, estraete la teglia dal forno e lasciate che i filoncini delle piparelle si raffreddino in modo da poterli tagliare in fette trasverali di circa un centimetro.

Eseguita questa operazione rimettete nella teglia le fette per la biscottatura con forno a 130 gradi per 20 minuti e cuocete di nuovo nel forno a 130 gradi, girando le piparelle a metà cottura in modo che si possano asciugare uniformemente da entrambi i lati, per 15-20 minuti.

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