L'infermiere che cura gli ulivi

L'infermiere che cura gli ulivi

di Mariapia Mercurio

È un uccello magico che vive per diverse centinaia di anni prima di morire tra le fiamme. Rinasce poi dalle ceneri, per iniziare una nuova e lunga vita. Come il mito dal quale prende il nome, l’Olio La Fenice è la storia di una rinascita, spinta dal desiderio di rimettere insieme le fertili terre di famiglia che un passato di successioni e di vendite, di poca cura e dedizione, avevano disperso.

Dobbiamo risalire al 1915 – una data presunta, perché forse bisognerebbe tornare indietro ancora di oltre vent’anni – quando a San Martino di Montecorvino Rovella gli avi di Stefano Carpinelli producevano olio, al tempo solo per uso familiare.

“A partire dagli anni ’90, abbiamo riacquistato, piano piano, i terreni che un tempo erano di proprietà della famiglia; ha iniziato mia madre ed io ho finito nel 2018, da allora abbiamo restituito a quegli ulivi secolari - che versavano nel più totale abbandono - la cura e la premura necessarie per dare loro nuova vita”. “Un terreno che sorride alla famiglia e ai suoi valori”, si legge nella sapiente narrazione in cui ci si imbatte visitando il sito internet aziendale (www.oliolafenice.it).

Quali sono i valori su cui si fonda l’Olio La Fenice?

“La sincerità, innanzitutto; il nostro prodotto non è sottoposto a nessun tipo di sofisticazione. Si tratta di un olio extra vergine ottenuto da olive sane, raccolte a invaiatura, ovvero all’inizio della maturazione, quando si compie il cambiamento di colore, che dal verde originario va gradatamente verso il colore caratteristico. Le olive poi vengono adagiate su piazzole o su teli, trasportate con cautela e molite in giornata. Una raccolta faticosa, che avviene rigorosamente a mano ed è una vera e propria festa che si celebra tra l’inizio di novembre ed il mese di dicembre. L’80% dei nostri ulivi sono di cultivar rotondella, la cui invaiatura è un po’ più tarda rispetto alle altre – frantoio, leccino e coratina – che insieme conferiscono all’olio un sapore ineguagliabile. E poi i terreni sono affacciati sul mare, da cui ricevono la benefica brezza”.

Poco più di un ettaro di terreno e 400 alberi di ulivo: sono questi i numeri di un sogno che ha ripreso corpo e che oggi regala tante soddisfazioni.

“Non è un terreno vastissimo, ma dona un olio dalla qualità eccelsa, tant’è che in un paio di mesi già abbiamo terminato tutte le bottiglie. Quest’anno, inoltre, si è aggiunta una ulteriore soddisfazione: abbiamo visto il nostro olio sbarcare oltreoceano in America, precisamente a New York, sulle tavole dei ristoranti dei fratelli Cosimo, Gerardo e Giuseppe Bruno, che si sono fatti strada nel campo della ristorazione raggiungendo livelli di eccellenza internazionale. Sono originari di Montecorvino Rovella e dopo il primo assaggio, hanno deciso di acquistarne ben 1300 bottiglie da portare nei loro rinomati ristoranti (Il Sistina, il San Pietro e il Caravaggio), dove viene venduto a 45 dollari”.

Il prossimo traguardo?

“Io credo che aver ricostruito l’eredità di famiglia e aver fatto giungere i suoi frutti oltreoceano in ristoranti di così grande fama sia già una grande soddisfazione. Tutto questo non si ottiene dall’oggi al domani, è un lavoro continuo che si nutre di impegno e dal quale non si smette mai di imparare per garantire alta qualità al prodotto. Per questo, l’ultimo step è stato acquistare delle cisterne che consentono all’olio di rimanere sottovuoto e a temperatura costante, mantenendo il prodotto intatto, come appena molito”.

Stefano si divide tra la professione di infermiere, che lo porta anche lontano da casa, e la passione per l’olio che occupa la sua vita da quasi venticinque anni, quando era solo un ragazzino, e nella quale trova conforto ritagliandosi anche momenti di riconciliante solitudine a contatto con la natura: “in questo ultimo anno sono stato impegnato come infermiere di rianimazione e medicina covid, amo molto la mia professione, credo che non ci sia cosa più bella che aiutare il prossimo, e poi potersi immergere nella natura, in una terra che è eredità di un passato di cui sono fiero. Credo non si possa desiderare altro dalla vita”.