Tutti i miracoli della mandragora

Tutti i miracoli della mandragora

“Voi avete ad intender questo, che non è cosa più certa ad ingravidar una donna che dargli da bere una pozione fatta di mandragora. Questa è una cosa esperimentata da me un paia di volte, e trovata sempre vera; e, se non era questo, la reina di Francia sarebbe sterile, ed infinite altre principesse di quello stato”: così scrive Niccolò Machiavelli nella sua commedia intitolata alla pianta dai fiori di un blu tenue e le bacche carnose e giallastre.

Misteriosa, secondo la tradizione popolare che gli attribuisce poteri sovrannaturali come quello di trasformare – ridotta ad unguento – gli uomini in animali, raffigurata in alcuni testi di alchimia medioevali con le sembianze umane, per l’aspetto antropomorfo delle sue radici in primavera e nata dai fluidi emessi da un condannato a morte nel momento dell’esecuzione.

Una strana, inquietante pianta, in grado di uccidere un uomo, di fascinare, usata da donna Giuseppina, la fattucchiera dei bassi del centro storico di Salerno, protagonista di questo corale romanzo che abbraccia un arco temporale che va dall’ avvento del regime fascista all’alluvione del 1954, alla ricostruzione ed alla rinascita economica del sindaco Alfonso Menna che trasformò radicalmente (in bene? In male?) la fisionomia della città. Un libro forte, “carnale” dove l’amore- passione si accompagna inevitabilmente ai silenzi se non al dolore, visionario, affollato ed intimistico. Dolente ed egoista perché l’amore non fa altro che bruciare sé stesso e diventa salvezza o morte, rifugio, accomodamento.

Un amore affamato. Lo grida attraverso le storie dei vari personaggi: donna Giuseppina; il fratello Pasquale o’ pellicano; Teresa Proserpina, la prostituta che dà via la figlia, Ninuccia, nata dalla relazione con Totonno, l’armatore di una flotta di tonnare. Ed è proprio la bambina affidata dalla levatrice Assuntina alle suore di un monastero dell’Agro Nocerino-sarnese a fare da fil rouge a storie che trasudano vita, dolori ed egoismi ma anche speranza. Certo, il più delle volte immotivata: si soddisfa di lampi di serenità vissuti nei bassi dalle porte sempre aperte dei Barbuti, delle Botteghelle, delle Fornelle da cui trasudano odori forti, che prendono alla gola i passanti ma anche ammalianti come quelli del mare che avvolge piani nobili e stanze misere, dove la cucina è un fornello improvvisato ed il bagno, quanto c’è, un bugigattolo spuntato nel cortile o sul balcone. E del cibo che ha nel ruolo importantissimo, identitario.

D’altra parte Ludwig Fueerbach non sosteneva che noi siamo quello che mangiamo? Così le vite dei tantissimi personaggi sanno di ragù, di caffè, di erbe aromatiche, mele annurche, verdure e frattaglie di maiale. Della scazzetta della pasticceria Pantaleone sognata per l’intera settimana, dei manicaretti che Teresa Proserpina preparava, incurante delle mazzate sulle cosce datele dal padrone del bordello per il suo Totonno che “se la scrollava di dosso come una brutta malattia, la riempiva di insulti che non sapeva neanche di conoscere, buttava i manicaretti dalla finestra maledicendo il giorno in cui l’aveva conosciuta”.

Titolo: Tutti i miracoli della mandragora

Autore: Melania Milione

Ediore: Lastaria

Prezzo: 14,90