Apologia della pasta con e senza puttanesca

Apologia della pasta con e senza puttanesca

di Alfonso Sarno

 

“A dio pastinache e foglia molle…me parto pe stare sempre vidolo de le pignatte maritate…torze meie, ve lasso dereto”: in questa frase di Giambattista Basile è ben compendiato il massiccio passaggio dei napoletani da “mangia foglia” a “mangia maccheroni”; da consumatori di verdure - più abbordabili per le loro tasche perennemente, tragicamente vuote - a consumatori di pasta. Lo diventeranno alla metà del 1600 qualche secolo dopo i siciliani che conoscevano già dal 1200 l’uso della pasta secca ma recupereranno alla grande il tempo perduto trasformandosi in cantori dei maccheroni che, fino ad allora, comparivano quasi esclusivamente sulle ricche tavole aristocratiche. Da mangiare - ricorda Vittorio Imbriani ne “L’impietratrice: panzana” - insieme con “grassi caponi et caci freschi da ogni lato stillanti butirro et latte, et poi con liberale mano vi sovrappongono zucchero et cannella della più fina che trovar si possa…”

Un viaggio ripercorso da Carlo Avvisati, giornalista-scrittore dalla raffinata e puntuale penna in questo fascinoso librino che rappresenta, come scrive Luciano Pignataro nella presentazione “una lettera d’amore per la pasta, cioè per l’Italia, perché si tratta di un cibo identitario, una delle tante cose che i vinti del Sud hanno usato per trasformare i vincitori. Perché la cultura italiana del cibo nel mondo vuol dire pasta e pizza, i comfort food con i quali i poveri sono riusciti a reperire le calorie necessarie per sopravvivere durante i secoli”.

Amore a prima vista per l’autore, sbocciato molto ma molto precocemente, pressappoco tra il quarto e quinto mese di vita quando rifiutò ostinatamente con lacrime a catinelle le pappine a base di biscotti Plasmon e Mellin calmandosi soltanto quando la nonna gli portò alla bocca un dito inzuppato nella salsa seguita con fine intuizione da uno zito sminuzzato in microscopici pezzi. Amore a cui è rimasto sempre fedele, raccontato con stile conciso e brillante in pagine che trasudano napoletanità e “maccheronità” e che accompagnano il lettore alla scoperta della pasta e delle sue innumerevoli sfumature. Perché, proprio come una collana di perle che rende elegante anche l’abito più semplice i maccheroni ecumenicamente si sposano con qualsiasi tipo d’ingrediente, dalla carne al pesce, dalle verdure al niente ovvero a quel pezzo di pane raffermo scovato in credenza o all’ultimo, solingo uovo che, unito agli spaghetti, si trasforma in un sontuoso piatto che di povero ha soltanto il nome.

Una storia in cui le culture – l’alta e la bassa – si incontrano e si fondano continuamente, arricchita da un bel corredo iconografico con la riproduzione di manifesti di pastifici, di fotografie con operai al lavoro e da ghiotte curiosità.

Sapevate ad, esempio, che negli Stati Uniti d’America, per la precisione in Pennsylvania, la ditta Pasquale Giunta produceva “macaroni Giuseppe Garibaldi Brand?” La pasta, magico toccasana: “’a meglia mmericina” come la definisce l’autore in chiusura del libro: “…è questa la verità/uno spaghettino a vongole/val più di una medicina/ due forchettate e subito/ti sani all’istante”. Ed ha detto tutto.

 

Titolo: “Apologia della pasta con e senza puttanesca”

Autore: Carlo Avvisati

Editore: Arte’m

Prezzo: euro 5,00