Orietta Berti: il mio segreto è il peperoncino

Orietta Berti: il mio segreto è il peperoncino

di Alfonso Sarno

Intervistare Orietta Berti è, come per un assetato, bere un bel bicchiere di fresca acqua di fonte. Dopo ben 56 anni di carriera, 12 Festival di Sanremo, 7 partecipazioni – sempre finalista e, diverse volte, unica donna – a Canzonissima, vincitrice dell’edizione 1965 del Disco per l’Estate con “Tu sei quello”, film, tantissima televisione, tournée in tutto il mondo, oltre 16 milioni di dischi venduti di cui 9 milioni di “Fin che la barca va” e la sua immagine riprodotta su francobolli, etichette di vino, biscotti, ciambelle e cialde, continua ad affrontare il mondo con semplicità ed il sorriso sulle labbra, fieramente ancorata alla famiglia, alla musica ed all’affetto dei suoi tantissimi fans. “Sì – afferma – sono stata fortunata. Pensi che io non volevo fare la cantante, iniziai spinta da mio padre Mafaldo che amava molto la musica e che mi fece studiare canto invogliandomi a partecipare ai concorsi per voci nuove. Il primo fu a Reggio Emilia ed era organizzato dall’Enal, l’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori”. Lo racconta nell’autobiografia “Tra bandiere rosse e acquasantiere”, edita da Rizzoli, un libro ricco di aneddoti e fotografie rare dove manca, purtroppo, quest’ultimo Sanremo. Con “Quanto ti sei innamorato” si è classificata nona tra i big ed è stata proclamata vincitrice morale. Se l’aspettava? “No, niente affatto. Anzi, le confesso che quando Amadeus mi ha invitato io non volevo accettare, è stato Pasquale Mammaro, il mio agente televisivo a convincermi. Ero titubante: tutti i cantanti in gara erano giovani e non mi sembrava il caso…” Ed invece è stato l’ennesimo successo. “Guardi, sono ancora emozionata per l’affetto del pubblico a cui devo tanto. Noi artisti senza il suo calore non siamo niente. Non volevo partecipare, invece è stata una bellissima, emozionante esperienza. Tutto magico, specialmente il secondo posto che ho conquistato insieme con “Le Deva” con “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo. Una affermazione che per me ha un significato particolare visto che la giuria era formata dai musicisti dell’Orchestra del festival”.

Insomma, Sanremo 2021 l’ha vista protagonista a 360 gradi con la bella canzone dedicata a suo marito Osvaldo, i vestiti tutti paillettosi firmati da GCDS, il brand dissacrante di Giuliano Calza.

“Sì, il marchio dello stilista è la conchiglia che appare su tutte le sue creazioni. Mi piacciono molto i suoi abiti, ha creato per me anche una cappa rossa eco-fur con, sul dorso, scritto il mio nome. Proprio come quelle dei pugili”.

Begli abiti, splendida voce, un festival da ricordare. Merito anche del peperoncino che lei afferma di mangiare prima di salire sul palcoscenico…

“È la verità! Un’ora circa prima di esibirmi prendo un peperoncino fresco, pulisce le corde vocali e ti dà forza”.

In qualche intervista ha dichiarato che non sa cucinare. Possibile?

“Non sono una ‘redzora’ come noi in Emilia chiamiamo la donna che porta avanti la casa ed è brava nel tirare la sfoglia, ma ai fornelli mi so destreggiare. Cucino poco anche perché non ho tempo, sempre in giro per concerti e trasmissioni televisive, ma me la cavo. Sa qual è il mio pregio? Più che tecnica ho fantasia, riesco a creare un piatto con quello che trovo in dispensa. Mio punto debole? Non sono brava nell’impiattamento”.

Nel 2018 si è classificata seconda a “Celebrity Masterchef”.

“Vinse Anna Tatangelo che, invece, è bravissima nell’impiattare. Stava ore a studiare. Io ho portato i piatti della tradizione, forse brutti a vedersi ma buoni. Come la zuppa imperiale con cui vinsi una prova o un ripieno per pasta che conquistò Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Joe Bastianich”.

Ultima domanda: casa pensa della cucina del Sud?

“Io sono di casa perché faccio moltissimi concerti e dappertutto, dalla Campania alla Sicilia, mangio benissimo. Quando tento di ripetere una ricetta a casa il risultato è inferiore all’impegno ed alle aspettative. Sarà l’aria a fare la differenza. A rendere qualcosa di unico la pizza, il caffè o una arancina”.

 

La ricetta di Orietta

Zuppa inglese

“Questo dolce appartiene alla nostra terra; è inserito – infatti – nei prodotti tipici dell’Emilia Romagna. Non è difficile da fare: è bello da vedersi, buono da mangiare. Quando lo porto in tavola, ho sempre un grande successo quindi, vi consiglio di prepararlo in abbondanza”.

Ingredienti per 8 persone

Per la crema pasticciera

  • 1 l di latte intero
  • 3 tuorli di uova grandi
  • 160 g di farina 00
  • 300 g di zucchero
  • 2 cucchiai di cacao amaro in polvere + 1 cucchiaio per decorare
  • Buccia di limone

Per la guarnizione

  • 100 ml di Alchermes
  • 50 ml di latte
  • 200 g di savoiardi

Procedimento

Iniziate dalla crema pasticciera: riscaldate il latte in una capiente pentola con la buccia di limone. Sbattete, in una ciotola, i tuorli con lo zucchero fino a quando non diventino spumosi e gonfi, incorporate la farina.

Fatto ciò, versate il composto ottenuto nel latte caldo e, mescolando con attenzione, addensate la crema che dividerete in due ciotole, ad una di queste aggiungerete il cacao amaro sempre mescolando bene in modo che non si formino dei grumi. Prendete poi l’Alchermes e unitelo al latte, sempre mescolando. Inzuppate in questo composto i savoiardi ed utilizzateli per rivestire fondo e pareti della ciotola da portata.

Versate, dunque la crema al cacao, sovrapponete altri savoiardi inzuppati e ricoprite con la crema pasticciera gialla.

Decorate con gli altri savoiardi sempre inzuppati, spolverizzate con il cacao. Coprite con una pellicola da cucina e fate riposare la zuppa inglese in frigorifero prima di servirla.