Gerardo Sacco, il Signore degli Anelli

Gerardo Sacco, il Signore degli Anelli

di Giovanna Pizzi

 

Calabria, regione meravigliosa, solitaria ma accogliente, dai sapori forti e al contempo invitanti, che spesso vede emigrare i suoi giovani ma dove altrettanto spesso si esprimono grandi personalità che, da Versace a Rino Gaetano per intenderci, toccano l’apice della genialità, dell’arte e del successo.

“Qual è il personaggio più rappresentativo della Calabria?” Mi chiede il direttore a proposito di questo articolo e contemporaneamente non abbiamo alcun dubbio: Gerardo Sacco.

Ma chi è Gerardo Sacco? L'ho chiesto proprio al maestro e la prima cosa che mi ha detto è stata "non posso dirlo io, perché non posso parlare solo di me, io dico noi, a me piace usare il noi. E noi è la sua famiglia, noi è la sua azienda, ed è di questo che ci parla. Ribattezzato l’orafo delle dive, Gerardo Sacco è un artista eclettico, originale e geniale, uno straordinario attore dell’oreficeria artigianale contemporanea. I suoi gioielli sono stati indossati da celebrità cinematografiche, teatrali e televisive, da Liz Taylor a Brooke Shields, da Katia Ricciarelli a Mariagrazia Cucinotta e dalle attrici di molti film di Franco Zeffirelli (non temiamo di “spoilerare” anticipando che il maestro è stato contattato da Paolo Sorrentino per i gioielli del suo prossimo film). Bottega orafa che ha all’attivo 52 collaboratori, quello di Gerardo Sacco è uno dei più grandi laboratori artigianali italiani in cui si eseguono tutte le fasi della lavorazione dei gioielli, dal disegno all’incastonatura, una catena di montaggio umana che consente di creare monili totalmente realizzati a mano. Neanche nel distretto orafo aretino, che è uno dei più importanti d’Italia, c’è un’azienda così completa. Afferma il maestro: “Nella nostra azienda non abbiamo mai ridotto il numero di collaboratori, anzi, il personale è cresciuto e ci ha consentito di conquistare i mercati di tutto il mondo”. E lo dice con molto orgoglio perché non è da poco dare lavoro a 52 famiglie in una provincia, quella di Crotone, che è tra le meno ricche d’Italia.

“Sono molto felice- sottolinea l’artista- di vedere lavorare nel mio laboratorio molti giovani che si appassionano a quest’arte perché il manufatto artigianale in Italia sta lentamente scomparendo. E ai ragazzi che si avvicinano a questo mestiere dico di studiare ma soprattutto di stuzzicare la fantasia, di guardarsi intorno perché si possono fare creazioni stupende traendo ispirazione da tutto quello che ci circonda.” E infatti le sue creazioni sono la rappresentazione della sua grande cultura, sono originali e mai scontate. I gioielli di Gerardo Sacco hanno un’anima, raccontano una storia che spazia dall’antropologia all’architettura, dalla mitologia ai beni ambientali, dalle tradizioni alla cucina e molto altro ancora. Continua il maestro Sacco “Ho avuto la possibilità (e io aggiungo la genialità) di creare gioielli che sono volano per il patrimonio immateriale, anche e soprattutto calabrese”.

Ed ecco che, per fare un esempio, le maschere apotropaiche di Seminara o i Cocci di Gerocarne, massima espressione della ceramica calabrese, diventano ciondoli, argenti o collane, i mesi dell’anno, le monete della Magna Grecia o gli elementi della natura, diventano braccialetti, orecchini o accessori e, ancora, ad ispirare Sacco è lo zodiaco o la cultura contadina e naturalmente i prodotti tipici calabresi come la nduja, che l’ha ispirato per realizzare un portanduja che è diventato un omaggio ad Heinz Beck, i mostaccioli, dolci tipici calabresi che si trasformano in ciondoli, il cedro, che in argento è stato donato alla senatrice Liliana Segre, o il peperoncino.

E proprio a proposito di quest’ultimo ci racconta di quando, qualche anno fa, durante una partecipazione al Columbus Day, in compagnia di un gruppo di calabresi che tenevano in tasca del peperoncino arrotolato in un pezzo di carta, si è inventato un corno a forma di peperoncino che fa da contenitore per il peperoncino stesso e diventa un elegante accessorio. Ma il prodotto che ritiene più rappresentativo è il bergamotto, agrume straordinario di Reggio Calabria, “Un frutto magico” dice “dalle molteplici caratteristiche che è straordinario perché esiste solo qui e non è replicabile altrove ma del quale si parla ancora troppo poco.

” Presidente onorario dell’Accademia del Bergamotto, è reduce da un evento annuale, il Bergafest, durante il quale ha donato ai nuovi ambasciatori del bergamotto una sua creazione: una moneta cesellata a mano in argento, bronzo e smalti, raffigurante proprio una pianta di questo agrume. Sono stati protagonisti di questa importante manifestazione nomi altisonanti dell’enogastronomia italiana tra cui Heinz Beckt, Alfonso Iaccarino, Franco Pepe nonché il nostro direttore Luciano Pignataro e quest’anno Iginio Massari, Corrado Assenza, Filippo La Mantia.

E relativamente a questo evento racconta un aneddoto che dimostra tutta la sua creatività: “Una sera per fare un aperitivo ho versato in un bicchiere della granita e del succo di bergamotto, ho spruzzato dell’essenza alimentare al bergamotto e aggiunto lo spumante, è venuto fuori un drink buonissimo che hanno voluto assaggiare tutti. Bene, dopo diverse prove, fatte con Vittorio Caminiti, ideatore del Bergafest, posso dire di aver creato un nuovo cocktail che somigliando al Bellini o al Rossini ho chiamato Cilea, compositore calabrese, che è stato registrato e sarà presentato a breve.”

Restando in tema di cucina, il maestro Sacco si lascia ispirare anche da attrezzi e strumenti antichi come per esempio “le fuscelle della ricotta”, quelle di un tempo, fatte in giunco, e realizza degli originali contenitori con applicate delle maschere apotropaiche.

E ancora, rammaricandosi che i calabresi, nonostante siano i principi delle “conserve”, non abbiano mai trasformato le proprie materie prime per farne un’attività imprenditoriale, si è ispirato, per rendere onore a questa tradizione, ai “salaturi”, i contenitori arcaici delle conserve, che diventano, tra le altre cose, un elegantissimo portaghiaccio in terracotta e argento che, racconta Sacco, una volta a cena, Gianni Versace ha usato come centrotavola, ai lati del quale ha sistemato, sempre dell’artista, due brocche con un galletto policromo smaltato che ha usato per l’acqua e il vino. “Quando metti insieme rustico e arcaico, moderno ed elegante, quando si coniuga passato e presente- rivela ancora- si fanno sempre oggetti importanti”.

La carriera del Maestro Sacco inizia negli anni ‘60 e col tempo si arricchisce di occasioni e incontri importanti che lo inseriscono nel jet set internazionale. Nonostante questo, Gerardo Sacco è rimasto sempre a Crotone, profondamente legato al suo territorio, anche se il successo in Calabria, come sempre accade, è arrivato più lentamente, dopo aver ricevuto importanti riconoscimenti prima a Firenze, patria, all’epoca, del manufatto artigianale, e poi in tutto il mondo.

“A Crotone hanno capito più tardi la mia arte -dice- più tardi anche di tutto il resto della regione, ma sono molto felice che i calabresi adesso apprezzino le mie creazioni, soprattutto perché ho sdoganato l’idea che faccio gioielli troppo sontuosi. Oggi il 45% dei giovani calabresi ha un gioiello Gerardo Sacco e questo mi riempie d’orgoglio, soprattutto per aver rivoluzionato il gusto comune anche e soprattutto in Calabria.” Beh, chi è Gerardo Sacco, era la domanda... la risposta, vi assicuro, va ben oltre queste righe, perché il carisma non si spiega ed io, dopo questa intervista, mi sento senz’altro più ricca. E poi la mia domanda preferita: Maestro qual è il suo piatto preferito? E lui si illumina e dice: “Pipi e patate”!! Possibilmente fatti con il finocchietto selvatico e poco olio perché i peperoni devono risultare croccanti. Se poi si aggiunge del pane biscottato e si lascia riposare un’ora è da sballo!! Io non mi sono mai drogato, ma posso affermare che la mia droga preferita è “pipi e patate”! E a questo punto non potevo fare a meno di chiedergli la ricetta! (ndr. Pipi e patate sta per peperoni e patate, piatto tipico calabrese)