Famiglia Mazzola

Famiglia Mazzola

di Antonino Siniscalchi

«Na pummarulella fresca, l’uoglio, ‘o pesce frisco e tutti i prodotti semplici della nostra terra, sono le risorse importanti che abbiamo la fortuna di avere nel nostro territorio…». Antonino Mazzola si emoziona quando snocciola gli ingredienti che caratterizzano il suo locale sulle colline di Massa Lubrense, nel borgo incantato dell’Annunziata. «Alla Torre di Massa Lubrense si vive la favola - spiega una nota di Slow Food- anche La Torre One Fire fa parte dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, rete che mette insieme ristoratori, pizzaioli e osti con casari, agricoltori, allevatori, pescatori, trasformatori. E che vive e fa vivere il territorio». Antonino Mazzola è il patron del ristorante che l’anno scorso ha festeggiato il ventesimo anniversario di attività, un esempio di semplicità e di forza per tutta la Penisola Sorrentina, che non è fatta solo di stellati. Ruotano attorno alla sua trascinante simpatia, la moglie Maria ai fornelli e le figlie Amelia e Alessia in sala.

L’ultimo riconoscimento è l’ennesima dimostrazione della validità di una offerta semplice, ma decisamente accattivante che consolida il successo di piatti che il team della famiglia propone ad una clientela che si affaccia al locale, gradito ospite consapevole di affidarsi alle peculiarità di pietanze a chilometro zero che si colorano con il verde delle colline di Sant’Agata sui due Golfi, Termini, Monticchio e il mare di Punta Campanella e dintorni che si specchia su Capri, nei golfi di Napoli e Salerno. Slow Food lo raccomanda con uno slogan invitante. «Non perdetelo che l'allegria (e l'acquolina in bocca) è assicurata». «Il video promozionale di Slow Food Italia sulla ristorazione sostenibile italiana – spiega Amelia Mazzola –, realizzato con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è finalizzato a veicolare il progetto dei Cuochi dell'Alleanza di Slow Food. “La Torre One Fire” è stato selezionato insieme ad altri tre ristoranti in tutta Italia, perché è esempio di sostenibilità per diversi aspetti: dal luogo in cui lavorano, all'approccio che hanno alle materie prime, dalle reti virtuose che vanno a creare sui loro territori».

Circoscrivere all’immagine del video di Slow Food le caratteristiche di questo locale, tuttavia, sarebbe riduttivo, rispetto ad una location dove cultura, arte e storia raccontano l’evoluzione nei secoli del borgo incantato dell’Annunziata, uno dei luoghi più affascinanti della Terra delle Sirene. Il ristorante, in questo angolo di paradiso, propone una giostra della cucina mediterranea, capace di spaziare tra i prodotti a chilometro zero degli orti massesi ed il pesce fresco appena pescato negli anfratti della costa frastagliata e florida di Punta Campanella e dintorni. Sì, perché anche di fronte ad uno spaghetto con le cozze, una zuppa di cozze, Maria si affida alle erbette aromatiche che crescono spontanee a Monte San Costanzo o nel giardino di famiglia a Metrano. Dettagli, certo, ma sono proprio quelle piccole cose che imprimono originalità ai sapori unici e irripetibili dei piatti che Amelia e Alessia presentano agli ospiti spiegando la sequenza della preparazione e le attenzioni di Mamma Maria.

Certo, le peculiarità dei sapori sono predominanti, ma nell’attesa di gustare le pietanze, come si fa a non guardarsi intorno? Siamo a tavola nel borgo dell'Annunziata, ai piedi del Castello Aragonese, circondati dalla Chiesa dell’Annunziata, che fu sede della Cattedrale di Massa Lubrense fino al 1465, da un lato e la Torre Turbolo, dall’altro, anteprima di villa Murat, il sito che guarda l’isola di Capri, scelto nel 1808 dal re di Napoli, Gioacchino Murat, come quartier generale. La torre, invece, fu eretta dal banchiere Prospero Turbolo verso la fine del secolo XVI.

Il ristorante «La Torre-One fire», ubicato in un antico frantoio, ristrutturato all’interno conservando le caratteristiche architettoniche esterne, si caratterizza come location unica con la vibrante vista su Capri. Dopo aver dedicato spazio all’occhio, tuttavia, l’appuntamento a tavola conferma le premesse di un itinerario gastronomico che non rinnega le tradizioni. La cucina che privilegia Maria si focalizza sui piatti semplici nobilitati da una passione coltivata con il sorriso. «Il sorriso non costa niente», è il refrain che ispira Maria quando entra in cucina. Un pranzo inappuntabile, dall’antipasto al dolce, da non sottovalutare il liquore alla mela annurca, il servizio puntuale, il «sorriso» che «non costa niente» non è mai usato ed abusato. Non puoi lasciare la Torre senza l’amabile colloquio con Maria, la padrona di casa che ha fondato con il marito Tonino Mazzola questo tempio della gastronomia massese.

Una attenta curatrice e cultrice della dieta Mediterranea. Tra le sue «specialità», la parmigiana di melanzane o lo spaghetto con le cozze marinate nel finocchietto selvatico, basilico, tre tipi di mentuccia, nepitella e rosmarino, origano, capperi e fiori di capperi. A contribuire al successo della proposta gastronomica dell’osteria, c’è la straordinaria concentrazione di prodotti di qualità, come il Provolone del Monaco e il Gamberetto di nassa di Crapolla, entrambi protetti e valorizzati come Presìdi Slow food. Le erbette aromatiche di Monte San Costanzo per caratterizzare lo spaghetto alle cozze e il gamberetto di nassa di Crapolla rappresentano quel connubio che unisce terra e mare in un contesto unico. Il gamberetto di nassa di Crapolla, infatti, è una specie caratteristica della fauna marina locale, presidiata da Slow Food.

Il nome scientifico è «Parapandalo», ma in Costiera lo chiamano il gamberetto di nassa di Crapolla. La denominazione locale è dovuta al fatto che ha il suo habitat naturale nel fiordo di Crapolla nella Riserva marina di Punta Campanella, ed è molto difficile pescarlo con le reti e, quindi, i pescatori usano il sistema alternativo, antico quanto efficace, della nassa. Una prelibatezza tra le prelibatezze, va gustato crudo con la sola emulsione di pepe e limone. È una rarità, non si discute. Assaggiare un «parapandalo» fresco dà l’idea del perché i crostacei, insieme alle altre creature marine che non sono proprio pesci, siano chiamati genericamente “frutti di mare”. Quelle risorse che Antonino Mazzola riassume: «Na pummarulella fresca, l’uoglio, ‘o pesce frisco e tutti i prodotti semplici della nostra terra, sono le risorse importanti che abbiamo la fortuna di avere nel nostro territorio…».

 

Spaghetti con le cozze alla marinara

di Maria Mazzola, ristorante La Torre - On Fire, Massa Lubrense

Ingredienti per 4 Persone

  • 280 g di spaghetti di Gragnano
  • 1 kg di cozze nostrane
  • 6 pomodorini datterini
  • 20 g di capperi
  • 4 cucchiai di olio evo
  • 1 spicchio di aglio
  • Finocchietto selvatico
  • Mentuccia
  • Rosmarino
  • Maggiorana
  • Origano fresco
  • Prezzemolo
  • Pepe
  • Sale
  • ½ peperoncino
  • 1 tazzina da caffè di vino Bianco

Preparazione

Una volta pulite le cozze, metterle in una terrina, aggiungere tutte le erbette, i capperi, l’olio evo, i pomodorini tagliati a spicchi e il vino. Mescolare bene, aggiungere un pizzico di pepe e fare marinare all’incirca per 10 minuti.

In una padella mettere due cucchiai di olio evo, l’aglio in camicia, il peperoncino, versarvi la marinatura con le cozze e coprire con un coperchio per circa 7/8 minuti finché non si aprono tutte.

Lessare la pasta al dente in acqua bollente salata e versarla nel sugo, mantecare per qualche minuto e servire.