Chiara Maci, l'ospitalità è cultura

Chiara Maci, l'ospitalità è cultura

di Alfonso Sarno

L’estate 2021 di Chiara Maci sarà scandita dal sole e del mare di Agropoli, la città “porta del Cilento” dove è nata ed è vissuta fino a 10 anni prima di trasferirsi con la famiglia a Bologna; lì il padre medico ed originario del leccese aveva ottenuto un nuovo incarico costringendolo a lasciare la città “porta del Cilento” dove, giovane ed entusiasta professionista, aveva iniziato a lavorare in una importante struttura ospedaliera privata e costruito con amore una famiglia solida ed unita, proprio come le cilentane. “È il luogo del cuore, mio e della mia famiglia che non abbiamo mai pensato di abbandonare. Anzi, - ricorda - torniamo appena possibile, anche soltanto per pochi giorni, per incontrare i vecchi amici e dare respiro alla casa che curiamo con amore. Mi sento una donna del Cilento e sono contenta di potere passare ad Agropoli due mesi; ho deciso, infatti, di non partecipare ad eventi a luglio e ad agosto ma trascorrere le giornate godendomi il sole ed il mare insieme con Bianca ed Andrea, i miei figli di 7 e 3 anni. La maniera migliore per ritornare entusiasta e rigenerata a Milano e rituffarmi nel lavoro”.

Pensa che troverà qualche primizia come quelle che lasciavano i clienti di suo padre, la mattina presto, sulla porta di casa?

“Uno dei ricordi più belli della mia infanzia insieme con il profumo dei cibi che avvolgeva la casa. Come in una favola trovavamo frutta, verdure, pesce che sapeva ancora di mare. Era la maniera con cui i clienti di mio padre lo ringraziavano per l’affetto con cui li seguiva ma anche testimonianza del calore umano, del senso di collettività che si può riassumere in “Favorite”. Una piccola, semplice parola con cui i miei conterranei invitavano alla loro tavola persone appena conosciute, dividendo con loro quello che avevano e che resiste ancora oggi”.

Da riscoprire e riaffermare…

“Già, la pandemia per il covid-19 ha costretto il mondo intero ad un lungo, estenuante lockdown, azzerando per quasi due anni le relazioni sociali. È stata una esperienza davvero tosta. Sembra che, per fortuna, ne stiamo finalmente uscendo”.

Come li ha vissuti?

“In ansia, spiazzata di fronte ad un virus che ha sconvolto il mondo intero causando morte, dolore e difficoltà di ogni genere. Io non mi sono arresa e ho tentato, nei limiti del possibile, di reagire sia nel privato che nel lavoro. Le sembrerà strano ma non ho avuto un attimo di tregua impegnata nel seguire le aziende di cui sono testimonial, nelle dirette in rete e - appena è stato possibile e con tutte le regole imposte a tutela della salute della troupe – nelle registrazioni delle puntate televisive. Oltre naturalmente ad occuparmi dell’organizzazione familiare che non è una cosa semplice”.

Ma…

“Mi è mancato poter fare una passeggiata con i bambini, portarli al parco, prendere un aperitivo con gli amici, organizzare ed andare alle cene. Chiacchierare guardandoli negli occhi e non con messaggi e video chiamate. Per me cucinare non è soltanto preparare una ricetta ma una maniera per dimostrare affetto, condividere delle emozioni. La cucina è un collante eccezionale: fa nascere amicizie, racconta le storie delle persone e di un territorio”.

Nel 2019 ha vinto come “personaggio dell’enogastronomia e dell’accoglienza”, nella categoria opinion leader, il sondaggio di “Italia a tavola”, riconoscimento già ottenuto nel 2013 insieme con sua sorella Angela.

“Sono sincera, non me l’aspettavo anche perché, come lei ha ricordato, con “Sorelle in pentola” avevo già vinto sei anni prima. L’ho vissuto come un gesto d’affetto del pubblico per me. Chissà forse sono riuscita a trasmettergli la mia filosofia: la cucina è amore ed attenzione per gli altri, ricordi”.

Il segreto dell’arte del ricevere?

“Volersi bene per volere bene agli altri. Anche quando sono sola non rinuncio mai ad un pasto preparato con cura, apparecchio con attenzione la tavola e presento il piatto nella migliore maniera possibile. Il cibo è un rito che scandisce importanti momenti della giornata e non deve mai essere improvvisato”.

Ma per fare bella figura bisogna essere ricchi o spendere molto…

“Non sono d’accordo: penso che sia possibile organizzare una serata, un pranzo od una cena senza svenarsi. Lo stile è semplicità, abbiamo la fortuna di essere eredi di una grande tradizione qual è la Dieta Mediterranea, ricca di ingredienti poveri e profumati che si trasformavano, grazie alla creatività delle cuoche, in piatti da gourmet. Lo stesso per la mise en place; è possibile allestire una tavola raffinata anche quando non si dispone di tovaglie ricamate, preziosa argenteria e personale di servizio. Si trovano facilmente dei tovagliati belli e poco costosi, lo stesso per quanto riguarda piatti, posate e bicchieri. Il segreto è nella capacità dei padroni di casa di creare un clima confidenziale e disteso…Guai a fingere per voler sembrare diversi da quello che si è”.

E per quanto riguarda il menu?

“Innanzitutto, cercare di preparare piatti che gli ospiti gradiscono, belli da vedere e che non appesantiscono. E, poi, buoni vini, anche qui c’è l’imbarazzo della scelta visto che ne abbiamo degli ottimi, venduti a prezzi ragionevoli; un bel centro tavola dove i padroni di casa possono liberare la loro creatività servendosi di fiori di stagione semplici e profumati, quelli che si trovano ancora nei giardini di tutt’Italia. Il tutto amalgamato da una bella conversazione ed attenzione per ogni invitato, in modo che nessuno si senta escluso”.

Ci suggerisce un piatto a quasi costo zero?

“Ce ne sono tanti saporiti e salutari come – perfetta da servire insieme con gli aperitivi, tagliata a spicchi – la torta rustica alle verdure. Oltre ad essere ottima ed economica è bella da vedersi grazie al bianco dei formaggi, il rosso delle uova ed il verde degli ortaggi”.

Una realtà che conosce bene. Dopo “L’Italia a morsi”, su Food Network dove faceva scoprire i piatti tipici delle diverse regioni è ora impegnata in “Cortesie in famiglia”, in onda Su Real Time dal lunedì al venerdì dove fa da giudice in una divertente sfida familiare ai fornelli.

“Sì e non sono da sola. Con me c’è Enzo Miccio: da riconosciuto, insindacabile maestro di stile si occupa della parte che riguarda la mise en place mentre io sovrintendo alla cucina. Tra noi è nata una bella alchimia che, penso, rappresenti uno dei punti di forza del programma. Ma non siamo soli: con noi si alternano come terzi giudici Barbara Foria, Michela Andreozzi e Ciro Priello dei “The Jackal”.

Siete severi?

Come è la cucina italica vista dai fornelli? “Rappresenta quelli che siamo. La passione e la creatività suppliscono la tecnica ed io ho sempre dato dei consigli per migliorare le ricette, seguendone tutti i passaggi della preparazione e facendomi raccontare dalle due squadre, composte da membri della stessa famiglia il perché delle scelte. È una bella esperienza: si è creata tra tutti noi una atmosfera giocosa, rilassata, intessuta di confidenze e racconti di vita. Insomma siamo entrati da ospiti giudicanti ed usciti da amici”.

Qual è la cosa che l’ha stupita di più?

Il calore con cui siamo stati accolti. Mi è sembrato di rivedermi quando, terminato di lavorare, faccio provare ad amici e colleghi quello che ho preparato. È uno dei momenti più belli della giornata: chiacchieriamo sereni mangiando intorno ad una tavola improvvisata. Lo stile è quello del cuore che vince sempre”.