Nardò, il tripudio del barocco

Nardò, il tripudio del barocco

Per chi ama il barocco una delle mete più gettonate è Nardò, cittadina pugliese della provincia di Lecce.

testi e foto di Claudia Bonasi

Le sue origini sono antichissime, e risalgono alla preistoria, come testimoniano i numerosi reperti archeologici che arricchiscono il museo locale.

Molti di questi ritrovamenti furono rinvenuti nella Baia di Uluzzu, nelle grotte di Uluzzu e del Cavallo. Centro della civiltà dei Messapi, la città venne inizialmente chiamata Nerito, poi sotto il dominio dei Romani Neretum ed infine Nardò. I Bizantini prima e i Normanni dopo conquistarono il territorio e la città, che videro alternatamente l'arrivo dei monaci Basiliani, la cui presenza diede vita a villaggi e cripte rupestri, e poi quello dei Benedettini. Nel 1200 seguirono la dominazione angioina e la nascita del feudalesimo. Nel 1497, con gli aragonesi, il feudo venne assegnato ad Andrea Matteo Acquaviva, la cui famiglia mantenne il potere fino al diciannovesimo secolo. Il figlio di Andrea Matteo, Belisario, duca di Acquaviva, divenne un noto umanista e mecenate della città, che determinò la magnificenza di Nardò durante il periodo rinascimentale. Oggi ad essere di grande richiamo sono soprattutto il centro storico di Nardò e le numerose chiese. La straordinaria Piazza Salandra, con la Guglia dell’Immacolata di origine quattrocentesca, la Cattedrale dedicata a Maria Santissima Assunta (che pur avendo subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, rimane opera di grande bellezza), il Sedile, la Chiesa di San Domenico, il monumento dell’Osanna, la Chiesa di San Trifone, la Chiesa di Sant’Antonio, il Palazzo dell'Università e la Biblioteca Comunale "Achille Vergari" sono solo alcuni dei luoghi di questa città che è indispensabile visitare.

Da non dimenticare una visita al Castello degli Acquaviva: costruito tra il XVI e il XVI secolo, sotto Giovanni Antonio Acquaviva d'Aragona nell’area del Pittagio Sant’Angelo, fu dimora dei duchi Acquaviva d’Aragona. L'edificio, con la sua pianta quadrangolare ed i grandi torrioni, attualmente è prestigiosa sede del Comune. L'opera l'Osanna - situata nell'omonima piazza - risale al 1603 ed è un monumento barocco in pietra leccese dalla forma ottagonale, con otto colonne che ne circondano una centrale che sostiene una cupola. Sul monumento è scritto in maniera leggibile: "Hoc hosanna ad dei cultura à fundamentis aere publico erigendum curarunt octavius theotinus et lupus antonius dimitri sindici, 1603". L'origine probabilmente pagana della colonna centrale, interpretata come stele, venne celata dalla successiva realizzazione di altre colonne che inglobarono la prima, trasformando il monumento in un simbolo cristiano al punto che ogni domenica delle Palme è all'Osanna che avviene la benedizione dei rametti d'ulivo parte del vescovo.

Alla visita della città, tempo permettendo, è opportuno abbinare una passeggiata al mare per vedere le bellissime marine di splendide marine di Porto Selvaggio, Santa Maria al Bagno, Santa Caterina e Sant' Isidoro, e le torri costiere (Torre Uluzzo, Torre dell’Alto e Torre Inserraglio) e le diverse masserie fortificate, che il litorale ancora ospita. Le aree verdi, il Parco di Porto Selvaggio e la Palude del Capitano, offrono trecento ettari di pineta e una costa rocciosa che si estende per sette chilometri, offrendo un panorama ed un habitat unici.