La grotta di San Michele e il guerriero Antece

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I tesori di Sant’Angelo a Fasanella

Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni, il paese di Sant'Angelo a Fasanella, immerso in un paesaggio così suggestivo da richiamare ogni anno numerosi escursionisti, preserva due preziosi siti - l’Antece e la Grotta di San Michele Arcangelo, entrambi patrimonio Unesco - che costituiscono elementi di particolare attrattiva per un borgo già di per sé così affascinante.

A 650 metri sul livello del mare, Sant'Angelo a Fasanella sorge ai piedi dei Monti Alburni, tra splendidi boschi di faggio, denominati "Terra Forte", "Vallone dei Lupi" e "Coste della Pinna", e numerosi corsi d'acqua, tra cui il Calore e il Fasanella. Merita una passeggiata la Risorgenza dell’Auso, le cui acque, scaturendo dalla grotta omonima, creano un piccolo lago artificiale e una cascata con un salto di otto metri. Il nome Sant'Angelo a Fasanella nasce dall'unione dell'antica città di Fasanella, distrutta a metà del 1200 da Federico II di Svevia, con il casale di Sant'Angelo; il borgo divenne poi feudo dei San Severino per poi appartenere, infine, alla famiglia dei Caracciolo. Nell'Ottocento, dallo spirito patriottico degli abitanti, nacque la rivolta che poi avrebbe portato all'Unità d'Italia. Il piccolo centro storico del paese, che conta circa 550 abitanti, si sviluppa tra il Castello Baronale, che si staglia con forza da una roccia contro l'azzurro del cielo, e la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Il paese è suddiviso in tre zone, così chiamate: "Sopra la terra" (la parte alta del borgo a ridosso della strada provinciale); "Dentro la terra" (il cuore del borgo, tra la Chiesa di Santa Maria Maggiore e il Castello feudale); "Basso la terra" (ovvero la vallata dove corre il fiume Fasanella).

A circa 4 chilometri dal paese, sulla sommità del Monte Costa Palomba, si incontra Antece (probabilmente “antico” in dialetto locale), la famosa scultura rupestre, risalente al IV sec a.C., che rappresenta un guerriero nell’atto di impugnare con la mano sinistra una spada e con la mano destra una lancia. L'imponente bassorilievo, scolpito su una lastra rocciosa, misura circa 140 cm e si trova a 1125 metri di altezza: da qui domina la Valle del Fasanella e la Valle del Calore. Questa figura, che rappresentava una divinità pagana, si trova in un luogo che, un tempo, era sede di un antico castrum dei Lucani. Infatti è possibile anche vedere i resti di una cinta muraria e di un’ara sacrificale, testimonianze di una fortificazione militare posta sotto la tutela dell'Antece.

Il culto di San Michele è molto diffuso in Campania. Anche Sant'Angelo a Fasanella è devota al santo, al punto che, a due passi dal centro storico del paese, sorge uno straordinario santuario rupestre, dedicato a San Michele Arcangelo, a cui si accede da una grotta. La leggenda narra che l'antro venne trovato da Manfredo principe di Fasanella che, visto il suo falcone scomparire in una fenditura della roccia, lo seguì e scoprì la grotta, dove c'era, alle spalle di un altare, una parete con l’impronta delle ali dell’Arcangelo Michele. Al di là del racconto, si accede al santuario da un portale del Quattrocento, probabilmente realizzato dallo scultore cilentano Francesco Sicignano; all'interno, un colpo d'occhio di grande fascino per la presenza di numerose opere: un ricco altare seicentesco su cui troneggia San Michele Arcangelo; un'altissima edicola di stile gotico; un pozzo con ceramiche napoletane del XVII secolo; la tomba di Francesco Caracciolo e lo stemma della famiglia scolpito su pietra; una statua della madonna con Bambino del Trecento; un organo e un altare del Seicento dedicato all'Immacolata.