Il faro di Capo d’Orso, un angolo di pace nelle meraviglie della Costiera Amalfitana

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I fari hanno rappresentato da sempre edifici di fascino e forte attrattiva: per chi naviga raffigurano la sicurezza, la luce verso cui dirigersi per entrare in un porto sicuro; visti da terra, sono delle sentinelle del mare, sempre presenti, nella calma piatta come nella burrasca.

Anche in Campania ce ne sono diversi, come è ben descritto nel libro di Maria Russo "I piani ottocenteschi di illuminazione costiera – I fari della Campania".

Infatti se il primo piano di illuminazione costiera inizia in Inghilterra a fine del Settecento nel Mare del Nord, il Regno di Napoli è stato il primo in Italia ad accendere, su sollecitazione del fisico Macedonio Melloni, che istituì anche l'Osservatorio vesuviano, un faro a sistema diottrico a Nisida, sistema ancora oggi utilizzato in tutto il mondo.

In Costiera amalfitana esistevano due fari identici: il faro di Fuenti - che non esiste più, al suo posto sorge una villa -  e quello di Capo d'Orso; i due progetti gemelli vennero realizzati in ausilio del porto di Salerno.

Distrutti dal mare, vennero poi ricostruiti, ma oggi sopravvive solo quello di Capo d'Orso a Maiori che aprirà ben presto i battenti al pubblico. L'Agenzia del Demanio, nell'ambito dell'iniziativa "Valore Paese - Fari", lo ha messo a bando per l'utilizzo nei prossimi venticinque anni ed è stato il Wwf Oasi ad aggiudicarselo per un uso turistico, di tutela dell'ambiente e divulgativo. La firma per la concessione di valorizzazione dell'edificio risale a settembre scorso, ben presto inizieranno le attività di monitoraggio marino e costiero di quella che l'associazione ambientalista definisce un'oasi blu, simbolo della protezione marina.

A Capo d'Orso sono infatti presenti banchi coralliferi e il mare antistante è area di passaggio di capodogli. Non solo avvistamenti marini e tutela del corallo, grazie anche al ripristino dell'approdo che sorge sulla costa, ma anche recupero di una vecchia scala che rafforzerà le opportunità di escursionismo, per la valorizzazione dell'area montiera. Il Wwf Oasi proporrà infatti delle escursioni che - inoltrandosi nella macchia mediterranea, tra roccia, lentisco e corbezzolo - condurranno a delle grotte ipogee che un tempo furono abitate da eremiti e monaci e che ancora conservano segni tangibili della presenza dell'uomo che voleva vivere isolato dal mondo in un contesto paradisiaco.

Il fenomeno dell'eremitismo, e il conseguente sviluppo di numerosi insediamenti rupestri in Costiera amalfitana, è legato al monachesimo orientale presente nell'area già a partire dall'VIII secolo dopo Cristo. Oggi la vita da eremita ha forse perso la sua attrattiva, ma a breve sarà comunque possibile trascorrere qualche notte solitaria nel faro di Capo d'Orso.

E' infatti prevista nella struttura una piccola parte dedicata all'ospitalità e al ristoro, per il piacere degli escursionisti appassionati della Costiera amalfitana.

Tra le diverse grotte visitabili merita una tappa la Grotta dell'Affresco, lungo la parete sud est di Monte Piano, dove è possibile vedere una parte del dipinto che riproduce due piedi con dei calzari, rappresentati nell'atto di camminare, e la parte terminale di una tunica bordata.

Anche via mare ci sono delle cavità visitabili: la Grotta Pannona, o Pannone, il cui varco appare da un’insenatura nella costa a pochi chilometri da Maiori, presenta suggestive stalattiti e stalagmiti.