Il borgo di Fontanarosa, Paese-presepe nel cuore dell’Irpinia

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Tra i numerosi paesi della Valle dell'Ufita, nel cuore dell'Appennino campano, tra la parte nord-orientale della provincia di Avellino - da cui dista 33 chilometri - e ai confini con la Puglia, c'è il borgo agricolo di Fontanarosa. 

Tra il Monte Capo di Guadio e il torrente Fredane, il paese, che conta 3500 abitanti, mantiene vive diverse tradizioni che nascono dalla produzione di olio e cereali e dalla lavorazione della paglia e della pietra.

Fontanarosa, sovrastato dal campanile moresco del Santuario di Santa Maria della Misericordia, è un tipico paese-presepe dell'Irpinia interna, dove il centro storico, ben conservato, si sviluppa tra scale e vicoli, logge, fontane artistiche e casette con i tipici portali in pietra e conserva gli antichi nomi di rioni e strade: Dogana, Pozzo, Castello Vecchio, Bastione, Murorotto.

Il borgo, come molti paesi dell'Irpinia, ha subito nel corso dei secoli gli effetti di numerosi terremoti, il più grave dei quali, nel 987, uccise quasi tutti gli abitanti del paese, e per questo il centro storico presenta elementi architettonici risalenti al XVIII secolo, mentre quelli più antichi sono stati spazzati via dai diversi sismi.

L'origine del nome è dubbia: c'è chi la collega al nome della famiglia di cui fu feudo al tempo dei Normanni, chi invece attribuisce la denominazione 'fontanarosa' alla sorgente di acqua ferrosa che si trovava in un roseto. Si possono ancora oggi ammirare le belle fontane settecentesche del Pozzo, dell'Orma e delle Pile, o anche  quelle di Punta Selice, Giusto e  della Loggia.

In questo contesto le costruzioni e gli elementi di arredo urbano in pietra calcarea, cavata localmente, sono tante e tali da fare attribuire a Fontanarosa il nome di "città della pietra", ancora oggi lavorata da abili scalpellini, attivi in diversi piccoli laboratori.

Anche nel Museo civico delle produzioni artistiche dell’artigianato popolare, in Contrada Pezza Mastrillo, l'arte  di lavorare la pietra ha un suo spazio arricchito anche da donazioni di scultori locali e stranieri, con percorsi esterni che portano alla fontana dello scultore giapponese Yoshin Ogata e a due grandi mortai realizzati con blocchi di pietra di oltre 100 quintali.

Nel cortile domina su tutto una bellissima copia della Nike di Samotracia, che si erge da un blocco informe di pietra locale, per stagliarsi sul verde abbagliante della valle sottostante.

Il museo ospita anche un presepe monumentale, le cui scene sono realizzate con ceppi di olmo ed ulivo. Il cielo, che fa da sfondo al paesaggio, è stato realizzato da Roberto Diamante, pittore e restauratore romano. Non poteva mancare un ampio spazio museale dedicato al Carro, manufatto di legno e paglia, alto circa 30 metri, con la cupola che ospita la statua della Madonna della Misericordia.

La "Tirata del Carro", che si rinnova ogni anno a Fontanarosa alla vigilia di ferragosto, è una delle manifestazioni più rappresentative della fede contadina, che richiede una lunga preparazione e che prevede numerose tappe tradizionali: dalla raccolta della paglia dopo la mietitura delle "gregne" (spighe), alla sua benedizione pubblica, alla lavorazione, fino alla processione con lo straordinario obelisco  rivestito da un ricco addobbo in paglia, montato su un carro agricolo tirato dai buoi in onore della Madonna della Misericordia.

La struttura è realizzata intrecciando paglia inumidita, in modo da ottenere trecce e bastoncini che, cuciti insieme e alternati, consentono di dare vita a colonne, capitelli, guglie secondo un disegno predisposto. La struttura in sette piani è tenuta in equilibrio da numerose funi, tirate da centinaia di persone, in un'atmosfera festante di fede condivisa.