Guardia Sanframondi e i suoi riti settennali

Guardia Sanframondi e i suoi riti settennali

La “pietas” dei Riti settennali

C'è un paese nel Beneventano che, per il suo caratteristico aspetto medioevale e per i suoi straordinari Riti settennali di penitenza, attira migliaia di visitatori richiamati dal suo fascino medioevale e dalle processioni in cui dei penitenti - in saio e cappuccio bianco, battenti e flagellanti - sfilano nella cittadina colpendosi a sangue. Stiamo parlando di Guardia Sanframondi, paese di origine longobarda e normanna, il cui abitato si sviluppò, come spesso accade, proprio intorno al maniero fatto edificare da Raone, fondatore della famiglia normanna dei Sanframondo nel 1139. Il castello e l'intero paese passarono nel corso degli anni alla famiglia Carafa, che restò al governo di questo territorio fino alla fine del periodo feudale. Il borgo presenta una struttura urbanistica peculiare, ed è delimitato da quattro porte: Porta dell'Olmo, Porta Francesca, Porta Ratello e Porta di Santo. Un tempo queste porte che racchiudevano il paese erano molte di più e rappresentavano una vera e propria garanzia in termini di sicurezza. Non è un caso che, nello stemma di Guardia Sanframondi sulla torre centrale, un grifone stringe nella zampa un sasso, come simbolo di controllo del territorio. Oggi Guardia Sanframondi, sovrastato dal monte Toppo Capomandro, con lo sguardo a valle sul fiume Calore, conta circa cinquemila abitanti e vanta un centro storico pressoché intatto, dove case semplici si alternano a quelle gentilizie contrassegnate dagli stemmi che spiccano sui portali. In paese numerosissime chiese e altrettante fontane monumentali rendono la visita interessante anche in periodi in cui non ci sono le processioni di battenti e flagellanti. La Basilica di Santa Maria Assunta e San Filippo Neri; la chiesa di San Sebastiano Martire (un tempo una semplice cappella fatta poi ingrandire dai 'conciatori di pelli', in omaggio al loro Santo protettore); l'Ave Gratia Plena, da cui parte e ritorna il corteo dei penitenti durante i Riti settennali; il Convento di San Francesco, già dimora dei Frati Minori Francescani; la chiesa di San Rocco, che libera dalle epidemie. La presenza di numerose fontane è collegata all'abbondanza di acqua: Fontana della Portella, Fontana dei due Mascheroni, Fontanino, Fontana del Canale, Fontana del Popolo, Fontana della Sorgenza, Fontana della Fontanella, Fontana Piazza Antica, Fontana del Canalicchio, Fontana San Filippo e Fontana del Calcare, che da sole meritano una passeggiata 'a caccia' delle diverse fonti di acqua.

L'attrattiva più forte di Guardia Sanframondi restano però i Riti settennali, nati da culti precristiani di origine pagana che si 'innestarono' su quelli religiosi e si deve probabilmente alla grande risonanza internazionale di queste cerimonie il fatto che numerosi stranieri (ma anche emigranti di ritorno al paese di origine) giunti da tutto il mondo in paese per vederle, abbiano deciso di trasferirsi qui, dove tutt'oggi hanno dimora.

Alcune fonti fanno risalire al 1620 l'anno in cui, per una grave carestia, gli abitanti decisero di dedicare i Riti di Penitenza in onore della Vergine Assunta. Nella manifestazione sono coinvolti i rioni di Croce, Portella, Piazza e Fontanella, che danno vita alla rappresentazione dei Misteri, tratti dal Nuovo e dal Vecchio Testamento. I battenti, incappucciati e vestiti con un saio bianco, sfilano in processione, si battono il petto con delle spugnette piene di spilli acuminati: ben presto la ferita inizia a sanguinare ma loro continuano imperterriti a 'battere', mentre delle donne, fornite di bottigliette di aceto o vino, fanno scorrere sulle piaghe il liquido per disinfettarle. A questa processione, ne fa eco l'altra dei flagellanti, che si percuotono la schiena con fruste di metallo. Nel silenzio (e nel caldo talvolta asfissiante di agosto) si odono solo il rumore delle catene e le litanie religiose delle anziane, cui fa eco l’ "ora pro nobis” della lenta processione, in un'atmosfera greve piena di pietas nei confronti di chi pubblicamente si pente in maniera così dolorosa. Qui la manifestazione assume un carattere più che suggestivo: un'esperienza forte, che provoca anche malore tra i visitatori, forse poco preparati alla visione di tanta crudezza. Un'esperienza che va fatta almeno una volta nella vita.