A Sant’Egidio del Monte Albino rivivono i fasti del passato

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Sant'Egidio del Monte Albino, paese dell'agro nocerino-sarnese incastonato nei monti Lattari che conta poco meno di novemila abitanti, è sede di diversi edifici storici ed ha una radicata passione per gli antichi fasti del passato.

Il nome del paese è dedicato a Sant'Egidio (San Gilio) che, secondo la tradizione, fondò un monastero benedettino ad Atene; a loro volta i monaci benedettini fondarono in suo onore un monastero in questo comune.

I primi insediamenti, però, risalgono all'età romana, quando vennero abitate la via Pompeiana e la via Stabia, le due arterie di comunicazione principali della Valle dell'Agro. Il Comune di Sant’Egidio venne istituito nel 1806 grazie alle leggi emanate da Giuseppe Napoleone Bonaparte, per essere poi soppresso nel 1929.

Il territorio fu aggregato al comune di Angri fino al 1946, anno in cui gli fu restituito lo status di comune autonomo.

Il paese è ricco di testimonianze storiche, come l'Acquedotto romano risalente al periodo augusteo, che fu costruito dal pretore nocerino Publius Helvius. Interamente interrato, attraverso un condotto di 500 metri dalla montagna, giunge a ridosso dell’abitato, dopo aver captato l’acqua da sorgenti sotterrane, e conclude il suo percorso nella vasca “Helvius” in piazza Ferrajoli, vicino all’abbazia di Santa Maria Maddalena in Armillis.

La badia, dal punto di vista artistico, è sicuramente il monumento più prestigioso del paese. Edificata a partire dal 1506 e completata nel 1542, sorge sui resti di un convento già esistente nel 1113 dedicato a Sant’Egidio. Le tracce del monastero, abbattuto alla fine del 1400, sono ancora ben visibili nel cavedio del campanile, dove sono raffigurati la Maddalena e la Crocifissione, entrambi del XIV secolo, ascrivibili alle temperie di Roberto d’Oderisio, autore della Crocifissione nel chiostro del Paradiso del duomo di Amalfi. Questi edifici di culto sorgevano sui resti di una villa romana - in parte ancora visitabile - che ospitava, in uno dei suoi criptoportici, un antico luogo di culto, di cui restano tracce in un affresco che rappresenta il miracolo di Sant’Egidio e la cerva (XIII secolo).

L’attuale abbazia, dichiarata monumento nazionale nel 1927, conserva al suo interno numerose opere d’arte come il grandioso polittico con le sue nove tavole, iniziato da Gio Lorenzo Firello e completato dal pittore toscano Marco Pino da Siena; la Madonna del Rosario di Luca Giordano; la tela delle Anime del Purgatorio di Angelo Solimena; l’altare di San Nicola, disegnato da Francesco Solimena e sormontato da una tela raffigurante il santo del pittore napoletano Giovanni Antonio D’Amato; la pala lignea del 1400 raffigurante la Madonna col Bambino; la tela della Madonna che allatta il Bambino di Nicola Malinconico, allievo di Luca Giordano e la tela delle Deposizione, di Tommaso De Vivo, allievo del Camuccini.

Tra i reperti più interessanti in paese c'è la Vasca Helvius, coeva dell’acquedotto, ricavata in un unico blocco di marmo bianco con rappresentazioni scolpite sui tre lati visibili del Dio delle acque, nel caso specifico il fiume Sarno. Il Dio è rappresentato sul lato est come un giovane accompagnato da un cane; sul bordo frontale, è raffigurato nella sua maturità, nelle sembianze di un vecchio; sul lato ovest, invece, ha le sembianze di Nettuno accompagnato da un delfino, a significare lo sbocco al mare del fiume Sarno. Da non trascurare Palazzo Ferrajoli della Fontana del XVI secolo; Palazzo Ferrajoli della Cappella; Palazzo Ferrajoli della Starza; i Palazzi di Capo Casale (XVI secolo).

Con tanti monumenti preziosi il paese non poteva che lanciare, su impulso della Pro Loco, due eventi di interesse divulgativo: Il Corteo Storico e I Cortili della Storia. 

Dal 1996 ad oggi le due manifestazioni animano la vita di Sant'Egidio: la prima avviene nella terza domenica di settembre, dove cento figuranti, accompagnati da tamburini, sbandieratori e trombonieri, rievocano l’elezione del Sindaco Particolare dell’Università di Sant’Egidio, che si svolse ininterrottamente dagli inizi del 1500 fino al 1806, anno in cui vennero istituiti i moderni comuni.  La seconda, che si svolge nel terzo week end di settembre, è la rievocazione di una festa popolare, articolata dal basso medioevo al XVI secolo: un tuffo nel passato, tra antichi mestieri, figuranti in costume, musiche e danze medievali.

Per l'occasione i cortili si animano anche dal punto di vista enogastronomico: tra tutte le pietanze spiccano i fusilli fatti a mano, con impasto di semola e uova, arrotolati con un filo di ferro e le sciuanelle, freselle cotte al forno composte da farina bianca di granone, acqua, sale e strutto di maiale.