A Pietraroja tutti pazzi per Ciro

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I percorsi nella storia a caccia di resti di animali e vegetali del passato, di cui restano tracce evidenti, ci raccontato da chi era abitata un tempo la Terra.

Gli animali e le piante che vissero milioni di anni fa, uccisi da gas tossici sprigionati dalle flore batteriche, vennero seppelliti dai sedimenti che si depositavano sul fondo delle acque, subendo così un lento processo di pietrificazione. Tra le diverse regioni d'Italia, che vantano importanti giacimenti fossili, c'è anche la Campania, ricca di ritrovamenti che, a livello europeo, sono considerati straordinari.

In Campania le campagne di scavo hanno riportato alla luce incredibili fossili vegetali ed animali. Il più famoso è il cucciolo di dinosauro Ciro, che venne ritrovato in un piccolo comune del Beneventano, Pietraroja, il cui giacimento si trova a poca distanza dall'abitato.

I calcari fossiliferi di Pietraroja si formarono nell’Era Mesozoica, articolata nei tre periodi - Triassico, Giurassico e Cretaceo - in un ambiente di tipo lagunare, con acque basse, calde e calme. Queste scoperte hanno dato vita al Parco Geopaleontologico di Pietraroja – a circa 70 chilometri da Benevento – che è diventato una risorsa di inestimabile valore per il Sannio.

Nel 1798 fu il geologo Scipione Breislack a segnalare per primo la presenza di pesci fossili nei dintorni di Pietraroja, ma la scoperta sensazionale fu fatta nel 1980 quando un appassionato di paesaggio, Giovanni Todesco, in modo quasi fortuito, trovò all'interno di una lastra di roccia il piccolo dinosauro carnivoro Scipionyx Samniticus, vissuto oltre 113 milioni di anni fa, comunemente noto come Ciro.

Questo rettile, scoperto in quella che un tempo era una laguna marina e che oggi è un'area a 800 metri di altezza sul livello del mare, è uno dei pochissimi esemplari di dinosauro carnivoro rappresentato in stadio giovanile e perfettamente conservato. Un esemplare unico al mondo dove sono visibili numerosi organi interni al punto che gli scienziati ne hanno potuto studiare fegato e intestini.

Dal 2013 si può ammirare Ciro, che è esposto insieme ad altri fossili ritrovati a Pietraroja, nel complesso San Felice di Benevento, nell'ambito di una mostra paleontologica permanente ad ingresso gratuito.

Di grande interesse per gli appassionati di fossili è anche il Museo Paleontologico di Magliano Vetere, in provincia di Salerno, istituito nel 2009 in seguito al rinvenimento di una serie di importanti testimonianze fossili ritrovate nel territorio del parco cilentano e su proposta di Sergio Bravi, ricercatore presso l'Università di Napoli Federico II, direttore della struttura e anche del Paleolab di Pietraroja.

Il Museo di Magliano Vetere, che dispone di quattro sale espositive, svolge un ruolo fondamentale didattico: due sale espositive sono dedicate ai giacimenti di fossili del Cilento, la prima a quelli presenti sui Monti Alburni (a Petina è stato ritrovato il fossile di una pianta con fiori di estrema importanza perché fu la prima a comparire sulla terra, e ad Ottati è stato scoperto l'antenato di una cernia risalente a 50 milioni di anni fa); la seconda ai siti di Monte Vesole (Trentinara, dove è stato trovato il fossile di gamberetto Palemon Vesolensis) e Magliano Vetere. La Sala Diorama presenta la ricostruzione, a grandezza naturale, di ambienti del periodo Cretaceo, con una vegetazione tipica del periodo e le ricostruzioni degli animali che popolavano la zona.

Non mancano le sale di laboratorio in cui è possibile assistere a proiezioni di filmati e lezioni frontali con l'ausilio di mezzi audiovisivi e reperti reali.