A Cava de' Tirreni l'Abbazia delle meraviglie

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Un edificio religioso che vanta più di mille anni di storia da raccontare e che ha racchiuso, nel proprio percorso singolare, diverse 'anime' votate nel corso dei decenni alla religione, alla didattica, alla cultura, alla cura e alla custodia dei libri, all'attività monastica improntata al motto ora et labora, al presidio di un borgo che è rimasto intatto nel corso del tempo.

L'edificio di cui parliamo è la Badia Benedettina della SS. Trinità, situata nella frazione di Corpo di Cava a Cava de' Tirreni, che sorge nella valle del ruscello Selano, tra boschi e radure, dominata dal monte Finestra.

Da qui iniziano percorsi di trekking panoramici che, dopo una bella passeggiata verso il santuario dell’Avvocata, conducono alla Costiera amalfitana.

Corpo di Cava, fondato nel XI dall'abate San Pietro I, conserva le mura turrite, i vicoli stretti, le case arroccate e un antico lavatoio: da questo scenario, percorrendo l'antica  via, si arriva allo spiazzo  dove, maestosa, si erge la facciata settecentesca della Badia.

Una "quinta" possente ma che stupisce più per quello che cela che per quello che mostra. Varcata la soglia, infatti, si apre un mondo. Il grandioso complesso monumentale ospita non solo una basilica, ma anche una biblioteca; una scuola - quello che fino a pochi decenni fa fu un convitto, con grandi aule affollate di studenti, seguiti negli studi dai padri benedettini, con rigore e autorevolezza, grande conoscenza dello spirito umano e vasto sapere; un chiostro; un museo; un cimitero longobardo. 

Fondatore della Badia fu Alferio, nobile salernitano, ambasciatore del principe di Salerno, Guaimario III, che nel 1011 si ritirò sotto la grande grotta "Arsicia" per condurre una vita da eremita. La vita ascetica di Alferio attrasse molti discepoli, al punto che fu necessario costruire in loco un monastero, ampliato successivamente da suo nipote S. Pietro I, al punto che divenne una potente congregazione monastica con centinaia di chiese e monasteri dipendenti, sparsi in tutto il Sud Italia.

Fu Papa Urbano II, che nel 1092 visitò l’Abbazia, a consacrarne la basilica. Il rapporto con i papi e la Badia divenne solido: nel 1294 Bonifacio IX diede alla Terra di Cava il titolo di “città”, elevandola a diocesi autonoma, con un proprio vescovo, residente obbligatoriamente alla Badia, la cui chiesa venne dichiarata cattedrale della diocesi di Cava.

L’attuale basilica fu edificata nel 1761 su richiesta dell’abate Giulio de Palma e progettata dall’architetto Giovanni del Gaiso, che disegnò anche la facciata. La soppressione napoleonica non arrecò danni alla Badia che, in considerazione dei valori artistici e scientifici che custodiva, venne dichiarata monumento nazionale. 

La biblioteca della Badia, con i suoi 80.000 volumi composti da numerosi incunaboli e cinquecentine, è un patrimonio librario di inestimabile valore, che tratta in gran parte di Storia, Patristica, Teologia e Diritto. In questo ambito, l’Archivio rappresenta una ricchezza in più, con i suoi preziosi manoscritti su pergamena e su carta; la pergamena più antica risale al 792 e tra le 15.000 cartapecore sono annoverati famosi codici, tra cui la Bibbia visigota del IX secolo.

L’accesso alla biblioteca e all’archivio è riservato agli studiosi, che possono consultare i documenti dalle 8,30 alle 12,30 di tutti i giorni feriali; la consultazione è facilitata da un Regestum Pergamenarum, un manoscritto compilato da monaci del secolo scorso.

Uno dei luoghi più affascinanti è il capitolo, cioè la sala riunione dei monaci, i cui schienali intagliati risalgono al 1540; gli affreschi più suggestivi, eseguiti nel 1632, rappresentano San Benedetto e Sant'Alferio.

Altro luogo incantevole è il chiostrino, realizzato tra l'XI e il XIII secolo, con un muro di epoca romana e la piccola scultura del fauno che forse indica che qui veniva esercitato in epoca antica un culto pagano. Non meno bella è la sala del sec. XIII, con il  museo, che ospita bassorilievi, statue lignee medievali e pitture di scuola napoletana, e meritano una visita anche i sotterranei della Badia e le catacombe, che ospitarono le spoglie dei monaci e dei secolari che vollero essere seppelliti qui per devozione.

Degli oltre 300 monaci che il monastero ospitava non ne restano che pochissimi a custodia della Badia, dove vengono organizzate visite guidate tutti i giorni feriali e festivi dalle 8,30 alle 12,00.